Il derby nella filiera lattiero casearia del sud finisce con un pareggio: anche la mozzarella di Gioia è DOP

di Piercarlo Di Napoli

Anche la mozzarella di Gioia del Colle potrà fregiarsi del marchio Dop; il vanto non sarà più prerogativa dei latticini campani a matrice latte di bufala, ma la denominazione di origine protetta è stata riconosciuta anche alla mozzarella pugliese. La diatriba tra i due prodotti che aveva alimentato un vivace dibattito tramutatosi anche in una battaglia politica, finisce in un meritato pareggio.

Grande vittoria per il consorzio pugliese, un po’ meno per quello campano che “perde” il primato ed è costretto a investire ancora di più in qualità e tracciabilità di una filiera delicata come quella casearia.

La bella notizia per i prodotti pugliesi è stata diramata da Confagricoltura Bari dopo che il Tar del Lazio ha chiuso definitivamente la vertenza nata alla fine dell’estate 2017.

Dieci anni ci son voluti per convincere tutti che la Puglia non ha nulla da invidiare alla Campania in fatto di tradizione nella lavorazione delle mozzarelle. Certo, le pugliesi son di latte vaccino, mentre le campane traggono il loro successo soprattutto dalla tipica materia prima, il gustoso latte bufalino, ma la storia e la mano artigiana dei pugliesi ha avuto la meglio e hanno convinto Bruxelles che la loro mozzarella ha un’identità vera, autonoma e che merita di essere tutelata e valorizzata.

Se la formalizzazione dal punto di vista burocratico è ormai cosa fatta, ben più onerose sono le procedure e le dinamiche che governano i processi di interdipendenza da cui dipende l’intera tracciabilità e conseguentemente la qualità della filiera. Ecco perché particolare attenzione viene posta all’interno del progetto SD 4.0, alla tematica della tracciabilità e rintracciabilità di tutte le fasi di lavorazione e trasformazione che sovraintendono il modello della supply chain alimentare.

L’impegno in termini di risorse umane, conoscenze, ricerca e innovazione tecnologica sono dunque i cardini attorno ai quali si fonda l’impegno per garantire alla filiera qualità e controllo delle materie prime, ma anche e soprattutto per mettere il consumatore (che è il vero validatore del prodotto) al centro dell’ecosistema, proteggendo e salvaguardando il “made in italy” che tanto lustro e vanto porta nel resto del mondo, con la tecnologia e l’IoT a suggellarne l’autenticità.

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